Ed eccoci a raccontare il primo di questi tre giorni a Londra, un racconto che se vorrete potrete leggere accompagnato dalle immagini che ho scattato.
Partiamo male, l’aereo è in ritardo e siccome doveva partire alle 23.40 ora italiana per un viaggio di due ore, eravamo già rassegnati ad arrivare tardi.
Ma non così tardi! Siamo entrati in albergo alle 3.30 di notte ora inglese, le 4.30 italiane.
Sveglia alle 8.30 per fare una colazione all’inglese molto abbondante, ma farla a quell’ora ci si perde tante cose che abbiamo intuito dai piatti di servizio vuoti.
Domani ci presentiamo alle 7.02 e ci scommetto che l’esperienza sarà ancora più interessante.
Due parole sulla camera d’albergo.
Piccola, poco spazio, bagno monoblocco inserito nella stanza. Posta al piano seminterrato. Quando entriamo non ce ne accorgiamo ma più avanti sento un rombo come di aereo e un lieve tremolio. Sotto di noi passa la metropolitana e io mi sento come Jake ed Elwood, ogni quanto passa il treno qui? È quasi continuo ci fai subito l’orecchio…
Detto questo, siamo a due passi da Hyde Park e a tutto ciò che c’è di più bello a Londra. E così decidiamo di dedicare il primo giorno alla visita di queste zone, ma nel corso della giornata commettiamo qualche errore e ci capita di tornare per un paio di volte in zone già visitate.
Iniziamo da Hyde Park, entriamo dal retro, poco curato ma con i cavalli che dal parco escono per tornare nelle stalle, ma tu sei in centro a Londra. Fa un po’ strano.
In ogni caso, poco dopo inizia il parco quello bello, con i laghi, i cigni, i cani a spasso, la gente in giro a camminare, correre, andare in bici. Qualche scoiattolo ci attraversa la strada e noi ci sentiamo accolti dal polmone di ossigeno di Londra.
Usciamo dal parco e ci incamminiamo in direzione Museo di Storia Naturale, che non visitiamo e procediamo per Notting Hill. Arrivando col bus vediamo Portobello Street totalmente invasa di gente e il primo pensiero è mangiare vicino ma non proprio nel delirio.
Invece la situazione ci porta ad imboccare la via, dove si svolge il tradizionale mercato dell’antiquariato, e affacciato sulla via notiamo un ristorante sushi. Ci piace l’idea ma per prudenza decidiamo di non ordinare piatti di pesce crudo.
Io prendo un piatto di riso con una crema di curry e carne di pollo impanata. Un piatto che mi sorprende per la sua bontà, cosa che ci fa uscire a visitare il mercato di Portobello decisamente rinfrancati. Lo percorriamo in tutta la sua (infinita) lunghezza e tra bancarelle vintage, vinili a prezzi anche stellari, musica, colori e varia umanità, il tempo scorre piacevole.
Qui acquistiamo un completo di calcio per la Laura, la nostra calciatrice di famiglia, la Gio vuole l’orso Paddington e sa che nel negozio di giocattoli più famosi di Londra lo vendono.
Ci sbagliamo ed entriamo da Harrods, dove viviamo una delle esperienze più stranianti mai vissute.
Ci capita di accedere dalla zona delle grandi firme della moda. Donne facoltose stanno sedute sulle poltrone servite dai commessi eleganti, affiancati ovunque da visibili e massicci uomini della sicurezza.
Arriviamo in zona gioielli e orologi e qui raggiungiamo l’apice. Valanghe di uomini e donne, prevalentemente arabi ricchi sfondati, provenienti da Quatar, Arabia Saudita e simili, girano per questo grande magazzino, si sarebbe detto una volta, dove un po’ ci si perde e quando non accade si respira pesantemente il lusso più sfrenato.
Riusciamo a raggiungere la zona giocattoli ma non c’è quello che vuole la Gio.
E niente, dobbiamo andare da Hamley, era quello il posto giusto. Cinque piani di delirio, questa volta divertente, tra bolle di sapone, droni in volo, urla di bambini che logicamente fanno i capricci. E poi c’è la zona dell’orso Paddington.
Lo prendi vuoto, scegli i vestiti, ti metti in coda e quando è il tuo turno vai dalla commessa che ti capita. Di fianco a lei una sorta di grande lavatrice fa girare dei batuffoli di cotone.
Consegni l’orso vuoto e lei te lo riempie, gli mette dentro anche un cuore che ti fa prendere in mano e ti fa esprimere un desiderio. Lo mette dentro l’orso e cuce il buco. L’orso ora è tuo, lo vai a battezzare scegliendo un nome e stampi il suo certificato di nascita. Un orso completamente tuo, una idea semplicemente meravigliosa che infatti attrae un bel fiume di sognatori.
Siamo stanchi, questo nostro camminare ci ha fatto attraversare anche Piccadilly Circus, ci ha fatto attraversare strade, piazze, parchi.
Cena al McDonald (
) a poche centinaia di metri da casa, vicino alla stazione di Paddington, in un quartiere decisamente arabo. Vediamo anche un ristorante con una zona dove si cena per terra, le scarpe lasciate fuori dal tappeto su cui ci si siede.
Tutto molto naturale, semplice e perfettamente integrato, così sembra.
Ora che sono le 10 di sera non si può fare altro che andare a dormire…
Notte a tutti!

















